Immagine: il colorante rosso nella cellula mostra mitocondri sani in una cellula sana. Immagini per gentile concessione di Haoxing Xu
I radicali liberi causano danni alle cellule, invecchiamento e malattie. Ora, un nuovo studio della University of Michigan rivela la scoperta di una proteina che agisce come un potente protettore contro i radicali liberi.
Paradossalmente, la proteina è attivata dai radicali liberi in eccesso. Le mutazioni del gene che codifica per questa proteina sono note per causare una rara malattia neurodegenerativa.
” I lisosomi sono degli organelli cellulari che fungono da sistema digerente della cellula. Sono formati da vescicole che contengono enzimi litici in grado di degradare componenti organici e diverse sostanze di natura endogena ed esogena. Sono coinvolti nei processi di riparazione cellulare, nello smaltimento di sostanze di scarto e nella protezione da agenti patogeni”, ha spiegato Haoxing Xu, UM Professore associato di biologia dello sviluppo.
Quando i lisosomi “avvertono” un sovraccarico di radicali liberi, attivano un canale del calcio sulle loro membrane. Ciò attiva l’espressione di molti geni e la produzione di nuovi e più forti lisosomi che liberano le parti danneggiate delle cellule.
“I radicali liberi sono colpevoli del processo di invecchiamento”, ha affermato Xu.
“Se riusciamo a trovare composti chimici che possono attivare direttamente questo canale, possiamo ridurre lo stress ossidativo nell’invecchiamento e in altre malattie”, ha aggiunto il ricercatore. ” Il risultato sarà che il danno cellulare e i livelli di radicali liberi potranno essere ridotti e si potrà eventualmente, rallentare l’invecchiamento”.
Xu ha concluso dicendo: “Il custode della cellula, il lisosoma, ha la capacità radical-sensing. E’ il corpo stesso che ci dice che ci sono troppi radicali liberi e in che modo possono essere ridotti o eliminati. Il suo studio ci dirà come fare”.
Lo studio, ” MCOLN1 is a ROS Sensor in Lysosomes that Regulates Autophagy”, è stato pubblicato on line il 30 giugno dalla rivista Nature Communications.
I primi autori sono Xiaoli Zhang, Xiping Cheng e Yu Lu, tutti del laboratorio Xu.
Fonte: Michigan News